L’OECD certifica che i ragazzi italiani non sanno collaborare. E noi abbiamo idea del motivo…
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L’OECD certifica che i ragazzi italiani non sanno collaborare. E noi abbiamo idea del motivo…

1 febbraio 2018

I risultati degli assessment OECD sulle capacità di “Collaborative problem solving” degli studenti italiani sono fra i più bassi del mondo. Gli studenti italiani, inoltre, sono fra i pochi ad avere performance peggiori nel lavoro di gruppo di quelle ottenute singolarmente. Nonostante essi stessi dicano di preferire il lavoro in team a quello individuale. Il motivo principale di questo insuccesso può essere individuato negli scarsi risultati che Exagogica ha riscontrato nell’area Comunicazione attraverso l’assessment DReCT su campioni di studenti al termine del percorso secondario superiore. L’analisi comparativa fra i nostri giovani e il campione generale evidenzia infatti caratteristiche ricorrenti che possono essere sicuramente collegate allo specifico modello scolastico ed alle sue numerose distorsioni.

 

Lo scorso 21 novembre l’OECD (Organization for Economic Co-operation and Development) ha pubblicato il quinto volume dei risultati del programma Pisa 2015 (approfondisci lo studio).

PISA è un acronimo che significa “Program for International Student Assessment” ed è l’iniziativa con cui l’OECD studia i risultati dei sistemi formativi dei paesi aderenti attraverso l’assessment delle competenze di un campione dei suoi studenti.

Il programma PISA in precedenza si era concentrato su diversi altri aspetti, a partire dai risultati di profitto in Scienze, Matematica e capacità di comprensione (Volume I: Excellence and Equity in Education), per arrivare all’analisi della capacità dei ragazzi di gestire aspetti di tipo economico (Volume IV: Students’ Financial Literacy).

Con la pubblicazione del quinto report (Volume V: Collaborative Problem Solving), sono state invece evidenziate le capacità dei ragazzi di risolvere problemi complessi attraverso la cooperazione con almeno altri due studenti.

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I risultati, ancora una volta, hanno premiato i paesi asiatici e del Nord Europa. L’Italia, ventiseisima su trentadue, è risultata essere il paese peggiore fra quelli dell’Europa Occidentale, con un punteggio medio dei suoi studenti di 478 contro i 561 di Singapore. Soprattutto, ciò che stupisce, è che questo risultato è inferiore a quello riportato dai nostri studenti quando sono stati chiamati a cimentarsi individualmente e nonostante essi stessi dichiarino di apprezzare il lavoro di squadra ben più della media dei ragazzi provenienti da altri paesi.
 
Nonostante il 71% dei nostri studenti sostenga di preferire l’impegno in team rispetto a quello individuale (contro una media OECD del 67%), l’88% per cento apprezzi la collaborazione con i coetanei, il 90% riferisca di essere contento di ascoltare differenti prospettive e l’85% per cento si definisca un buon ascoltatore, solo il 4% dei nostri ragazzi (contro una media dell’8% degli altri paesi) ha raggiunto il livello più elevato nelle competenze di problem solving collaborativo, mentre ben il 35% non ha raggiunto neanche la sufficienza!
 

"La competenza più ricercata? Collaborative problem solving."

Se l’OECD ha dedicato un’intera pubblicazione all’argomento, è perché il "Collaborative problem solving", è una competenza sempre più importante non solo nell’apprendimento, ma anche e soprattutto nella vita di ogni giorno. In termini di occupazione sono sempre più numerosi i posti di lavoro che richiedono un alto livello di competenze sociali, mentre diminuiscono i lavori in cui la cooperazione non viene richiesta.
 
Pur nelle differenze mostrate (come sempre) dal nostro paese in termini di genere (le femmine migliori dei maschi) e geografiche (il Nord molto meglio del Sud), il risultato è allarmante e apparentemente difficile da spiegare.

Non tanto, però, se si ricorre ai dati di una nostra ricerca del maggio dello stesso 2017 (leggi l’articolo). In quell’occasione avevamo studiato l’esito dell’assessment Exagogica DReCT sostenuto da 93 diplomandi del Polo Liceale Pantini-Pudente a Vasto.

Già dall’esame del data-set specifico era risultato che il campione mostrava bassi livelli di capacità comunicativa e alti livelli di capacità decisionale (intesa, ricordiamo, come capacità di trarre output dagli input informativi disponibili), elementi che caratterizzavano il campione come particolarmente sbilanciato sul quadrante del test nel senso di una marcata chiusura agli altri. Il risultato nell’area resilienza, complessivamente migliore di quello dell’area Motivazione marcava inoltre il campione dei ragazzi analizzati nel senso di una tendenziale paura del cambiamento e della preferenza all’impegno delle proprie energie verso il riequilibrio personale piuttosto che verso il trasporto verso le nuove sfide.
 
Alla luce dei risultati del programma PISA, è proprio sulla capacità comunicativa che bisogna concentrarsi per individuare il tallone d’Achille dei nostri giovani. Pur ricordando che il campione del PISA è un campione di quindicenni, mentre quello della nostra ricerca è di diciottenni, possiamo però cercare di analizzare i dati del Polo Liceale Pantini Pudente in maniera comparativa rispetto alle serie generali del test DReCT, individuando le principali differenze sulle competenze trasversali e chiedendoci quanto queste possano effettivamente influire sulla capacità di risolvere i problemi complessi in maniera cooperativa.
 
Nell’analisi comparata, scopriamo infatti che il buon dato ottenuto nell’area Decisione è effettivamente migliore della media generale (calcolata escludendo il campione esaminato): un valore medio complessivo dell’87,3% contro l’82,3%. Possiamo quindi dire che i nostri studenti hanno davvero un’elevata capacità di esaminare l’informazione. Se guardiamo poi i dati delle singole competenze nell’area Decisione scopriamo che quella in cui sono più forti è l’analiticità (media 3,8/5), mentre quella in cui sono meno forti è la Selettività (media 3/5). Il campione di controllo ha dati mediamente un po’ peggiori e, soprattutto, mostra come competenza forte la Responsabilità (3,9/5 contro il 3,2/5 degli studenti).
 
È nell’analisi della Comunicazione che troviamo però gli scostamenti maggiori. Mentre la capacità media comunicativa degli studenti esaminati è del 57,2%, nel gruppo di controllo risulta essere del 65,8%. Andando nel dettaglio, troviamo che la competenza migliore nella Comunicazione per tutti è l’Ascolto, mentre la peggiore è la Responsività. Mentre per l’ascolto il dato è simile (media del 3,2/5), per la Responsività il dato degli studenti è bassissimo (media del 1,7/5). La differenza maggiore si trova però nell’Espressività, dove il gruppo di controllo fa registrare una media di 2.9/5, mentre gli studenti si fermano a 2/5.
 

Ricapitolando, proviamo quindi a fare un ritratto dei giovani studenti italiani partendo dai risultati più importanti dell’assessment DReCT:

1. I nostri studenti sono molto bravi ad analizzare le informazioni e a dedurne decisioni, con un livello particolarmente alto di analiticità, anche se dimostrano di essere meno in grado della media di assumersi le conseguenze delle proprie azioni.

2. I nostri studenti sono generalmente poco capaci di scambiare informazioni con gli altri; in particolare, anche se dimostrano un’elevata predisposizione all’ascolto passivo, sono poco capaci di esprimersi e sono quasi del tutto incapaci di dare un feedback a chi sta comunicando con loro.

 

Detto questo, appare ancora tanto strano che i loro risultati nel Cooperative Problem Solving siano così scadenti?

E, infine, a qualcuno viene in mente quali siano le connessioni fra il modello nozionistico della scuola gentiliana e lo sviluppo di competenze e comportamenti cooperativi nei nostri giovani?

 

Alessandro Obino, CEO Exagogica

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